Soffocare – un libro di Chuck Palahniuk

Ebbene sì, Bagnodisangue è anche libri! Quest’oggi voglio parlavi di Soffocare scritto nel 2001 da Chuck Palahniuk, autore noto ai più per aver scritto quel capolavoro conosciuto col nome di Fight Club. Personalmente apprezzo molto questo scrittore, i suoi romanzi sono sempre uno spaccato di una società occidentale malata, degradata. Senza mezzi termini spesso è un vero e proprio pugno nello stomaco del lettore. Ma veniamo al libro in questione: la storia di Soffocare narra le vicende di Victor Mancini, studente di medicina fallito e sessodipendente che ha escogitato un singolare quanto pericoloso metodo per pagare le spese mediche della madre gravemente malata. Sceglie un ristorante, va a cenare, si infila in bocca un grosso boccone e si soffoca attirando l’attenzione di tutti i presenti nel locale. Ogni volta qualcuno lo salva, ogni volta crea un eroe il quale si sentirà responsabile della sua vita da lì in avanti e in futuro gli manderà dei soldi per il suo compleanno o in altre occasioni per aiutarlo. E’ un metodo ormai collaudato da tempo, e ormai ha perso il conto delle persone che lo hanno salvato. Egli crede che sia lui a salvare le loro vite piatte facendoli diventare eroi. Tutta la vicenda gravita attorno al tema ruvido della dipendenza, il quale è trattato con grande maestria dal punto di vista della prima persona. Attraverso i numerosi flashback verremo a conoscenza di dettagli sull’infanzia travagliata di Victor e di come sia diventato l’uomo di oggi. Non mancano in quest’opera tuttavia i momenti di ilarità, numerosi e collocati nei giusti punti. E non mancano nemmeno le critiche alla cultura occidentale, in particolare a quella americana, quella del di più, degli eccessi, che ti seduce e ti trascina sempre più a fondo, in una spirale sempre più stritolante.
In conclusione è sicuramente una lettura che consiglierei a chi volesse provare qualcosa di non ordinario, di forte e di spregiudicato, ma con una morale, capace di fare riflettere.

Voto: bloodbathbloodbathbloodbathbloodbathbloodbath

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Soffocare (titolo originale Choke) © Chuck Palahniuk

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Ninja Gaiden 3: Razor’s Edge – un action gore in saldo

Quest’oggi voglio segnalarvi un offerta, nel caso voleste farvi un regalo di natale economico ma stiloso. A 14,99 € su Amazon.it in questi giorni è possibile trovare “Ninja Gaiden 3: Razor’s Edge” per ps3. Io non me lo sono fatto scappare. Si tratta dell’ultimo capitolo della fortunata saga Ninja Gaiden. Io sinceramente non ho mai giocato a nessuno dei precedenti ma ne ho sentito sempre parlar bene, quindi ho deciso di acquistarlo al volo. Sostanzialmente è un action diviso in capitoli. La versione Razor’s Edge è una vera e propria chicca. La sua storia è curiosa: questa è nata in seguito al flop ottenuto dalla versione originale di Ninja Gaiden 3, considerato dai fan una vera delusione. I programmatori della Tecmo allora si sono rimessi al lavoro per migliorarlo sostanzialmente. Il prodotto che ne è uscito fuori è un gioco completamente nuovo rispetto alla versione “base”. Sono state inserite nuove armi, abilità, un sistema di miglioramento e acquisto delle tecniche, missioni aggiuntive side-story nei panni della sexy ninja Ayane. Inoltre è stato creato un valido e divertente comparto online dove potremo giocare in cooperativa con un altro giocatore, oppure partecipare in sfide tra team nella modalità “battaglia clan”. Un’altra modifica sostanziale è stata il miglioramento dell’intelligenza artificiale dei nemici e un conseguente aumento della difficoltà a livelli paurosi. Quest’ultimo punto rende il gioco veramente difficile e adatto solo ai giocatori più esperti ed accaniti. Io che mi ritengo un giocatore discretamente abile negli action non nego di aver dovuto abbassare la difficoltà in alcune parti, che per fortuna può essere regolata a piacimento in qualunque momento. Ecco, giocarlo sotto natale forse non è l’ideale visto le bestemmie che può scaturire.

Ma veniamo al gioco che, come dicevo prima, è un action puro. Vestiremo i panni del ninja Ryu Hayabusa e ci faremo strada attraverso orde di nemici a colpi di katana e shuriken lasciando dietro di noi una scia di sangue e cadaveri. I nemici sono in grande quantità e varietà: soldati, ninja, demoni, mostri da laboratorio, zombie, etc. Ogni tipo di nemico, colpito a sufficienza, può perdere un arto ed è allora che preso dal terrore sferrerà un attacco kamikaze imparabile ai danni del nostro personaggio. Se saremo veloci a colpirlo con il tasto triangolo prima che questo accada porremo fine alle sue sofferenze e assisteremo ad un esecuzione brutale che farà letteralmente a pezzi il nostro avversario. A secondo delle nostre azioni di gioco, come combo e uccisioni, verremo premiati con dei punti “karma” che potremo spendere per acquistare abilità, potenziare le armi e quindi ottenere nuove combo, aumentare la barra dell’energia, oppure acquistare costumi extra. Per quanto riguarda le combo ce ne sono davvero tante, da terra o aeree, alcune molto lunghe, tutte basate sull’alternarsi dei due attacchi, veloce (quadrato) e forte (triangolo), diverse per ogni arma a disposizione. Sono talmente tante che è quasi impossibile memorizzarle tutte, ci viene infatti in aiuto un comodo menu delle combo attivabile in qualunque momento in sovrimpressione alla schermata di gioco con la semplice pressione del tasto giù della croce direzionale. Se invece premiamo su il gioco entra in pausa e possiamo invece cambiare le armi e i “ninpo” (le supermosse per intenderci) . Peccato però non poter switchare le armi in tempo reale. Comunque sia, tutto questo fa da contorno ad un gioco d’azione altamente adrenalinico, dove saremo sempre sul “filo del rasoio”. Infatti questo è un titolo che non perdona gli errori, alcuni attacchi nemici sono particolarmente dannosi per la nostra barra della salute, specialmente quelli kamikaze se non si finiscono rapidamente i nemici in fin di vita. Un altro aspetto inserito in questa versione al fine di aumentare la difficoltà è che ogni volta che subiamo un danno il massimo della nostra barra vitale si riduce. Uno stile di gioco poco attento ai danni subiti porterà inevitabilmente ad avere una barra piccola, e la cosa ci creerà non pochi problemi quando sarà il momento di affrontare il boss di fine livello. A tal proposito i boss sono veramente tanti e vari così come i semi-boss, cioè dei boss intermedi nel mezzo di un capitolo. Tutti davvero molto ostici ci costringeranno ad un uso frenetico della schivata (R1) e ad un attento studio delle loro tecniche prima di riuscire finalmente a batterli. Tra uno squartamento e un altro ci saranno moltissimi quick time event, ovvero per chi non è pratico del gergo sono degli intermezzi dove il giocatore deve premere il giusto tasto prontamente per uscire da una situazione, dove dovremo ad esempio schivare missili o saltare via da un pericolo. Per alcuni di questi non comparirà su schermo il classico tasto da premere, quindi sarà il giocatore a dover capire cosa fare in un lasso di tempo molto breve; personalmente ho trovato che questa sia stata una grande idea che aumenta ancora di più il coinvolgimento. Un’altra chicca (non so se c’era anche nella versione base) è che sono nascosti nei livelli dei teschi fiammeggianti, che una volta presi danno come ricompensa l’accesso alle “sfide”: missioni extra dove saremo catapultati in arene costantemente riempite di nemici da debellare fino ad un vero e proprio boss. Questo affianca al combattimento una breve ma simpatica esperienza esplorativa. Oltre ai teschi sono nascosti gli “scarabei dorati”, raccolti un tot si sbloccano armi e potenziamenti vari.

Per quanto riguarda la trama molti hanno espresso il loro disappunto, definendola una accozzaglia di elementi male assortiti, l’unica cosa rispetto alla versione flop che non è stata modificata per niente. Sinceramente non l’ho trovata poi così male… dai è un action, già il fatto che abbia una trama è sufficiente. Forse hanno voluto dare un’impronta più moderna ad una storia di ninja, cioè cosa farebbe un ninja se fosse coinvolto in una lotta contro il terrorismo internazionale ai giorni nostri. Se poi questi terroristi sono un gruppo di alchimisti che stanno cercando di creare una divinità in laboratorio…. beh si forse questo è un po’ strambo, ma originale.

In definitiva Ninja Gaiden 3: Razor’s Edge è un titolo gore ai confini tra l’action e l’hack’n’slash consigliato a tutti quei giocatori incalliti che vogliono cimentarsi con un gioco impegnativo, che non si fanno intimidire da orde di nemici aggressivi e che soprattutto hanno lo stomaco per assistere ai moltissimi smembramenti. Se consideriamo il prezzo attuale è sicuramente un titolo da non perdere. E poi, in quale altro gioco vi può capitare di combattere nei panni di un ninja contro un t-rex con innesti cibernetici?? Unica pecca a mio avviso è l’eccessiva linearità e la poca possibilità di esplorazione dei livelli.

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Ninja Gaiden 3 Razor's Edge © Koei Tecmo games

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Honey Venom – La cosa che striscia dall’inferno – Videorecensione

“Honey Venom e la cosa che striscia dall’inferno” scritto e disegnato da Spectrum, formato 15 cm x 21 cm, 234 pagine, è acquistabile all’indirizzo http://spectrumkomix.blogspot.it ricevendo il disegno in promozione oppure su amazon http://www.amazon.it/Honey-Venom-cosa-striscia-dallinferno/dp/8890913274/
Destinato ad un pubblico maturo.

Dracula Untold

Quest’oggi vi parleremo di Dracula Untold, l’ultimo film sul vampiro per eccellenza. Buon ascolto e visione.

 

Si ringrazia Maurizio P. per la preziosa collaborazione. Visitate il suo blog su http://morice14.wordpress.com/

Dracula Untold © Clear Angle Studios, Legendary Pictures, Michael De Luca Productions

 

Evoluzione dei videogiochi

Vediamo, da dove posso iniziare? Ah ecco. Erano i primi anni 90 quando, per la prima comunione, ricevetti da mia zia il regalo più bello del mondo. Era una scatola grigia nella quale andavano inserite delle cartucce. Il design sembrava opera di Fred Flinstone di quanto era spigolosa, e i pad non erano da meno. La parola “ergonomia” probabilmente non esisteva ancora. Sul davanti c’era una scritta “Nintendo Entertaiment System”. Era quello che oggi è considerato un pezzo da museo: il NES 8 bit. Compresa nella confezione vi era la cartuccia di un gioco: Super Mario Bros. Probabilmente chi di voi non è nato negli anni ’80 o prima può fare difficoltà a capire ma a quei tempi era il massimo. Ti apriva le porte su un mondo di avventure bidimensionali senza fine. Il Pong casalingo di mio cugino a confronto mi sembrava veramente una schifezza, due racchette che facevano rimbalzare una pallina da una parte all’altra su un tristissimo sfondo nero adesso non erano niente paragonate alla possibilità di controllare il personaggio di una storia.

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NES 8 bit © Nintendo

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Secondo me fu questa la vera svolta, ovvero l’introduzione per la prima volta di trame. Alla interattività veniva aggiunta la componente della narrazione. Così, accompagnare Mario l’idraulico attraverso i castelli popolati da funghi e tartarughe ostili aveva senso, ovviamente per liberare la principessa dalle grinfie del perfido Bowser. Allora i giochi erano più o meno così: vi era un’introduzione che spiegava il motivo all’avventura, poi seguiva la fase di gioco, per giungere alla fine all’epilogo che chiudeva la storia con un lieto fine. Ebbene col passare degli anni le trame diventano sempre più elaborate, sempre più parte integrante del gioco. La storia inizia a svilupparsi durante il gioco stesso, coinvolgendo ancora di più il giocatore. Così mentre gli anni trascorrono e le console si susseguono, il concetto stesso di videogioco si evolve. Ai giorni nostri la tecnologia è talmente evoluta che le limitazioni tecniche che affliggevano i giochi del passato sono state ampiamente superate e i pixel sono un nostalgico ricordo. Da citare il primo Resident Evil, per Playstation, il capostipite dei giochi horror come li conosciamo oggi. Sebbene ancora la grafica presentava spigolosità e i personaggi non erano fluidissimi, questo segnò una svolta nel mondo dei videogames. La trama molto simile ad un film del terrore ci immergeva in una situazione spaventosa, rinchiusi in una gigantesca magione e braccati da orride creature. La cosa veramente interessante è che con le proprie azioni il giocatore poteva influenzare la storia, infatti a seguito di decisioni prese durante il gioco (ad esempio aiutare dei personaggi secondari in delle side-mission) la sequenza finale, e quindi l’epilogo, cambiava, per un totale di sei possibili finali.

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Resident Evil/Bio Hazard © Capcom

Questa innovazione è stata utilizzata in moltissimi titoli che seguirono come ad esempio, tanto per citare un altro titolo horror, nella serie Silent Hill. Più vicino ai giorni nostri è InFamous dove a secondo delle azioni del giocatore, buone o cattive, si verrà amati o odiati dalla gente che lo inciterà come un eroe o insultato e preso letteralmente a sassate come un malfattore. L’innovazione sostanziale nei giochi di questa serie sta nell’introduzione del fattore karma,  le nostre azioni buone o cattive riempiranno rispettivamente le tacche blu o rosse dell’indicatore di karma, questo inciderà sulla nostra reputazione agli occhi degli abitanti della città, ed inoltre influenzeranno l’evoluzione dei poteri del protagonista. Giocando da cattivi si sbloccheranno poteri di natura molto più distruttiva, da buoni invece sbloccheremo poteri curativi e di precisione. Ovviamente anche in questa serie le decisioni prese vanno ad incidere sul finale.

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inFamous © Sucker Punch Productions

In questo trentennio abbiamo assistito ad un evoluzione sorprendente dei videogames, dal giochino siamo arrivati alla vera e propria opera d’arte. Basta leggere i titoli di coda, i cosiddetti crediti, alla fine di un gioco per capire quanta gente ci abbia lavorato su. Molti di più rispetto ad un film e per molto più tempo. E non a caso ho citato i film, a mio avviso l’industria videoludica ha attinto molto da quella cinematografica, sia dal punto di vista narrativo che da quello visivo, come le inquadrature. Non solo, spesso i programmatori si sono serviti di attori in carne ed ossa, digitalizzati e inseriti nei giochi. Primo tra tutti Mortal Kombat. Altro caso degno di nota è Onimusha 3 che vantava la presenza di un attore del calibro di Jean Reno.

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Onimusha 3 © Capcom

Negli ultimi tempi quindi siamo stati abituati a veri e propri film interattivi, il videogame unisce alle immagini in movimento del cinema la componente interattiva. Se il cinema è la settima arte mi sento di poter dire che i videogames sono l’ottava….e se non ci credete giocate a God of War III e God of War Ascension e poi mi fate sapere.

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God of War III / Ascension © Sony Santa Monica

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In conclusione, abbiamo visto come la componente interattiva che inizialmente consisteva solo nel superare degli ostacoli per arrivare ad un traguardo finale, pian piano si è evoluta di pari passo alla grafica, portando il giocatore a poter condizionare l’epilogo della storia. Volendo fare una previsione sulla prossima frontiera dei videogames immagino i giochi del prossimo futuro come delle avventure in cui il giocatore condiziona l’evolversi della storia in tempo reale e non solo il finale come abbiamo visto fin ora. Ne abbiamo visto un assaggio nel sopracitato InFamous. Un altro esempio interessante ci è stato dato nel 2009 da Silent Hill Shattered Memories, per ps2 e wii, un survival horror atipico sia rispetto alla serie a cui appartiene ma anche dal punto vista generale. In questo titolo, che oserei dire sperimentale,  non si può attaccare né difendersi ma solo fuggire dagli orrori che costantemente ci inseguono. Tra una fuga e l’altra si parteciperà alle sedute di psicanalisi dove il giocatore sarà sottoposto ad alcuni test come le celeberrime macchie di  Rorschach. Tutto questo al fine di analizzare il giocatore e creare, come recita la premessa del gioco, il “proprio incubo personale”. Le decisioni avranno ripercussioni sia sul finale (cinque finali possibili più uno segreto) che sull’estetica dei mostri inseguitori che cambierà volta per volta.  Bel tentativo, azzardato ma necessario. Difatti la maggior parte delle critiche non sono state positive, soprattutto quelle dei fan della serie, che si si sono trovati con un titolo (il settimo della serie) molto diverso dai precedenti, sia per la meccanica di gioco che per la storia, considerata completamente slegata da tutto il resto. A mio avviso invece è stata una grande dimostrazione di come la componente interattiva può essere parte integrante della trama.

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Silent Hill Shattered Memories © Konami

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IRREVERSIBLE

Cercando in rete notizie inerenti a film strani e controversi, ogni volta puntualmente compariva questo titolo, così alla fine ho deciso di vederlo. Chiamato anche Irréversible, è un film francese del 2002 diretto dall’argentino Gaspar Noé. Gli interpreti più celebri sono Vincent Cassel e Monica Bellucci nel pieno della sua bellezza.  Effettivamente si tratta di una pellicola particolare, sia per quanto riguarda la trama sia per la narrazione. Quest’ultima infatti è fatta al contrario, cioè dall’ultimo evento nella linea temporale fino al primo, tant’è che il film inizia proprio dai titoli di coda. Secondo alcune classifiche si tratta di uno di film più disturbanti di sempre, la spiegazione non sta tanto nel film in sé ma nel fatto che detiene un record: quello di contenere la scena di stupro più lunga e realistica della storia del cinema. Ma a parte questo io non lo collocherei tra i film più disturbanti. Più che altro è interessante sia dal punto di vista della tecnica narrativa che delle riprese, mosse o al contrario. Ecco, queste si che mi hanno disturbato, creandomi un senso di nausea stile mal di mare. Ma nel complesso ci stanno, nell’insieme  lo definirei un film “sperimentale”. L’unico neo che ho riscontrato è che osservando gli eventi dalla fine all’inizio lo spettatore assiste ad una escalation al contrario. Mi spiego meglio, le prime scene del film sono le più forti, le più drammatiche, mentre via via che il film procede, ovvero a mano a mano che si torna indietro nel tempo la tensione decresce fino a scemare completamente, così come i colori rosso e nero che caratterizzano le prime scene schiariscono gradualmente fino ad un bianco totale. Probabilmente tutto questo è fatto di proposito, considerando anche la frase nichilista  che compare sia all’inizio che alla fine del film chiudendo il ciclo: Il tempo distrugge ogni cosa.

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Metal Gear Rising: Revengeance (ovvero come divertirsi a basso costo)

Se siete appassionati del genere action frenetico e non avete ancora giocato a MGR:R questo è il momento di farlo. Se possedete una ps3 sappiate che per le vacanze di pasqua la Sony ha messo questo titolo a 15€ nello store online per un tempo limitato.  Il download richiederà ben 32 gigabyte tra file e installazione, ma che poi si ridurranno a 13 una volta che il file verrà automaticamente eliminato dalla ps3. Personalmente tengo sempre d’occhio lo store per le offerte, specialmente durante le festività, durante le quali per l’appunto si possono trovare delle offerte veramente vantaggiose come questa. Se si ha la pazienza di aspettare un po’ dall’uscita di un gioco è possibile divertirsi spendendo poco. Ma veniamo al titolo in questione, sicuramente un gioco che non delude le aspettative dei fan della serie ma non solo. Come prima accennavo è un gioco action, che quindi può essere goduto appieno anche da coloro i quali non conoscono la saga di Metal Gear. Difatti si tratta di uno spin-off, quindi si discosta un po’ dalla serie principale sia per trama che per tipologia di gioco, pur mantenendo quel taglio distintivo. Non è necessario quindi aver giocato ai titoli precedenti per capirlo ed apprezzarlo. Ciò nonostante i fan della serie saranno lieti di incontrare tanti elementi tipici come: la grafica dei menu, l’immancabile Codec attraverso il quale possiamo in ogni momento chiamare i membri del nostro staff per avere delucidazioni sulla missione e strategie per affrontare i nemici, la tanto amata scatola di cartone dentro la quale nascondersi, e tanti altri ancora.

Il gioco nasce dalla collaborazione della Kojima Productions (che ha ideato e firmato tutti i metal gear) e PlatinumGames Inc. (che ha dato alla luce Bayonetta), un’accoppiata veramente vincente. Infatti assistiamo ad un mix perfetto tra narrazione e azione, assolutamente non ripetitiva. Infatti il giocatore verrà continuamente messo alla prova con situazioni sempre differenti e stimolanti, che lo porteranno a dover studiare delle strategie per venirne fuori. E’ da notare l’attenzione kojimiana maniacale per i dettagli.

Il gioco ci proietta nel 2018 nei panni di Raiden (già noto per essere il protagonista di Metal Gear Solid 2: Sons of liberty), divenuto un cyborg ninja che lavora per una PMC (private military company). Durante una missione la squadra viene attaccata da una PMC rivale che usa cyborg, soldati umani potenziati e modificati ciberneticamente, come lo stesso Raiden. I nemici possono essere sconfitti in modalità stealth con un colpo solo da dietro (o dall’alto) se non si è stati visti, altrimenti se il giocatore viene individuato scatterà lo stato di allarme (dinamica molto nota ai fan della serie) che porterà tutti i nemici ad accanirsi in massa contro il protagonista ed allora ci sarà un combattimento frontale. La dinamica dei combattimenti rappresenta il punto di forza del titolo. Il giocatore ha a disposizione già dall’inizio un set di combo abbastanza ampio dell’arma base e inoltre è possibile acquistare tutta una gamma di  mosse e potenziamenti spendendo i punti acquisiti sconfiggendo i nemici. Nel corso del gioco verranno aggiunti nuovi potenziamenti e mosse sia per l’arma base, una katana elettrificata ad alta frequenza, ma anche per le armi ottenute sconfiggendo alcuni boss. Ma la vera novità rispetto agli altri titoli di questo genere è la “modalità blade”: sfruttando una barra sotto quella della vita è possibile rallentare il tempo e controllare con precisione l’angolazione della lama consentendo di colpire i punti deboli sul corpo di nemici. Si tratta di modalità molto cruda con la quale è possibile tagliare i nemici letteralmente a pezzi. Altrettanto innovativa e brutale è la modalità con la quale recuperare l’energia vitale, la “Zandatsu” (dal giapponese “taglia e prendi”), con la quale è possibile, subito dopo aver tagliato in due un cyborg nemico, strappargli la spina dorsale dove sono contenute le celle elettrolitiche, e schiacciandola con la mano assorbirne l’energia . Un semplice pretesto per tagliare i nemici in mille pezzi in un vero e proprio bagno di sangue!

Oltre a proseguire nella storia potremo in ogni momento accedere alle missioni RV (realtà virtuale) dove allenarci nelle varie tecniche di combattimento oppure superare delle prove e ottenere tempi e punteggi.

Per quanto riguarda le musiche, l’avventura sarà accompagnata da pezzi rock che renderanno l’azione ancora più adrenalinica.

In conclusione, un prodotto consigliatissimo per tutti gli amanti dell’action o della serie, specialmente se consideriamo il prezzo speciale. Unica pecca è che la risoluzione massima è 720p ma possiamo sorvolare se consideriamo i dettagli e la fluidità, per non parlare della possibilità di poter tagliare oggetti in un numero elevatissimo di pezzi, quindi tutto sommato è un giusto compromesso.

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Strange Circus – recensione no-spoiler

Il film di cui vi vado a parlare si colloca difficilmente tra i generi “classici”. Si tratta, secondo alcuni, di un film drammatico, io invece mi ci sono imbattuto cercando un horror. Questo perché appunto come dicevo è difficile classificarlo. Secondo i canoni odierni potremmo dire che si tratta di un horror psicologico/thriller con qualche tinta leggera di gore. Ma se ci si interroga sul concetto di orrore, questo potrebbe essere soggettivo, in quanto sono soggettive le paure. Generalmente appartengono al genere horror quei film dove la paura è generata da una causa soprannaturale, in Strange Circus invece l’orrore è nascosto sotto il velo della normalità apparente. Quello che funge da scheletro alla trama del film è il tema atroce degli abusi familiari, espresso con molta crudeltà dalle immagini. Il regista e sceneggiatore giapponese Sion Sono ha voluto esplicitare le sensazioni dei personaggi mediante l’utilizzo di effetti visivi surreali, che danno a buona parte del film un aspetto onirico. Ad esempio vediamo le pareti di un corridoio grondare sangue in un momento di sofferenza estrema della protagonista. Assolutamente non è un film adatto a tutti, solo per stomaci forti. Durante la narrazione, passato e presente si intervallano dando allo spettatore una quantità di indizi tale da mantenerne sempre alta la curiosità.  E’ emblematica la frase pronunciata nel film: “Cosa è reale e cosa non lo è?”; frase che riassume tutta la pellicola ed è quanto lo spettatore si chiede minuto per minuto, per poi scoprire (forse) alla fine la verità, attraverso una rapida quanto brutale escalation di eventi. I personaggi sono ben curati, corredati ognuno delle loro manie e ossessioni, le quali contribuiscono a renderli più intriganti e misteriosi. Un film assolutamente consigliato se siete alla ricerca di qualcosa di forte e al contempo originale, che si discosti dalla massa, non esclusivamente per gli amanti del cinema nipponico. La pellicola ha vinto il premio della giuria al Festival di Berlino nel 2006.